LA SCULTURA GRECA

GLI ORDINI ARCHITETTONICI

IL TEMPIO GRECO

L'ARTE DELL'ANTICO EGITTO

Piramide di Chefren e Sfinge, 2500 a.C. circa, Giza
Piramide di Chefren e Sfinge, 2500 a.C. circa, Giza
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LE CIVILTA'DELLA MESOPOTAMIA

L'ARTE NELLA PREISTORIA

La grotta di Lascaux è una delle più importanti grotte dipinte del Paleolitico, per il numero e la qualità estetica delle opere in essa contenute. Talvolta è chiamata la Cappella Sistina del Paleolitico.La grotta si trova nella regione della Dordogna, all'interno del comune di Montignac. Prima della scoperta della grotta, il nome Lascaux (o Las Cutz o La Coux, nome femminile derivato dall'occitano cous o cos, designava un luogo roccioso) era attribuito ad una signoria la cui presenza è attestata sin dagli inizi del XV secolo. Nel 1983 è stata aperta Lascaux II, una replica della grande sala dei tori e della galleria dipinta, situata a circa 200 metri dalle grotte originali; Lascaux II dal 2008 è divenuta la meta principale di visita, dopo la chiusura cautelativa del complesso originale.

La grotta Chauvet, che prende il nome dal suo scopritore. La sua scoperta risale al 1994 a opera dello speleologo e fotografo Jean-Marie Chauvet, accompagnato da due amici. Dopo aver scoperto ed esplorato più di venti grotte con pitture, graffiti e reperti, ha trovato la magnifica grotta che ora porta il suo nome.

Nell'aprile 2015 è stata aperta al pubblico la replica della grotta Chauvet-Pont d'Arc, che permetterà a tutti di ammirare, tramite una perfetta riproduzione, la grotta e le sue manifestazioni d'arte parietale. È il più grande duplicato di grotta paleolitica mai realizzato al mondo, dieci volte più grande del facsimile di Lascaux. Tutti gli elementi geologici ed artistici, quali stalagmiti, stalattiti, formazioni rocciose, pitture e incisioni rupestri, sono stati riprodotti in scala 1:1 in un ambiente sotterraneo identico all'originale

 

 

CONTENUTI EXTRA : L'arte aborigena

L'arte aborigena, in particolar modo la pittura rupestre, è soggetta a un continuo deterioramento, in gran parte dovuto all'intervento diretto o indiretto dei coloni europei e, oggi, dei turisti. Molti siti sono stati distrutti durante la colonizzazione per far spazio a edifici e altre strutture; i dipinti che si sono salvati sono in costante pericolo di erosione per via dell'eccessivo contatto da parte dei turisti o, peggio ancora, di veri e propri atti vandalici. I siti che oggi hanno maggiori probabilità di sopravvivere nel tempo sono quelli situati nei parchi nazionali e sottoposti a un accurato e continuo controllo da parte dei ranger.